14
Nov

Nel Nordest del mondo

Mosca, Russia
La sveglia suona impietosa, ricordandomi quanto sia importante la giornata che è appena iniziata, scandita da una suoneria che baratterei tanto volentieri con il canto di un gallo… ma i tempi sono cambiati, e non si può!
I pensieri si ricompongono rapidamente e mi portano su un immaginario asse che passa per Firenze, Bologna, Tolosa, Mosca, e poi ancora Firenze. Il tempo per soffermarsi a pensare ad ognuna di queste destinazioni non c’è: devo controllare un’ultima volta le cose che ho preparato e ripreparato da giorni (come se nel frattempo qualche folletto si fosse divertito a confonderle), accertarmi di avere il passaporto in borsa, le carte d’imbarco, l’agenda, e che altro?
Ma certo! Il caricabatterie dell’iPhone! Come faccio a muovermi senza quello?
Ecco un’altra cosa che baratterei con il gallo di prima… ma esattamente come per la sveglia elettronica, non si può: i tempi sono cambiati!
E poi c’è Mosca.
Mosca che sta lì, accucciata nel suo bozzolo di freddo ad aspettarmi, splendida, misteriosa, miserabile e sorniona come la Parigi di Victor Hugo, solo più grande e terribilmente più fredda… avrò preso cose abbastanza pesanti per coprirmi?
Comunque il caricabatterie dell’iPhone è lì in borsa, accanto al passaporto, all’agenda ed alla carta d’imbarco… praticamente posso affrontare anche i Cosacchi di Austerlitz come Napoleone!
Sono pronta.
No, non è vero: non mi sento pronta nemmeno un po’, ma so razionalmente di aver fatto tutto quello che c’era da fare per prepararmi a questo viaggio e quindi, come dicevamo da bambini giocando a nascondino, pronta o no, sto arrivando!
Il tempo di spiegare a mio figlio che non rimango lì con loro perché, come dice il Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie, per restare al proprio posto bisogna correre il doppio, e che anche lui, come tutti in famiglia, può dare una mano (non so se la abbia davvero bevuta o se mi ha solo accontentata per non farmi sentire in colpa), e poi via: partenza per Mosca!
Siamo in due: mio fratello Michele ed io, mentre Ornella rimane a presidiare il forte in attesa del nostro ritorno, proprio come in un vecchio film con John Wayne… che partendo per Mosca non è proprio il personaggio più comodo cui far riferimento, ma tant’è!
Michele ed Ornella… fratelli, amici, colleghi. Compagni di squadra.
Eh già, perché è questo che siamo: una squadra. Ed una squadra vincente, nonostante tutto e nonostante tutti; una squadra che affronta il mercato ed il cambiamento dei tempi (sì, perché la sveglia ed il caricabatterie mi hanno ricordato che i tempi sono cambiati, anche se credo ancora nell’esistenza delle mezze stagioni) con la caparbietà di un’azienda dinamica e con la coesione di una famiglia fondata sui valori veri, sani… quelli di cui parla Dostoevskij (e con questa pareggiamo il John Wayne di prima), insomma.
Mosca è la trasferta più impegnativa; uno sguardo su di un mercato che al tempo stesso ci affascina e ci spaventa, ma che vogliamo affrontare con tutto l’entusiasmo di cui siamo capaci.
Ci siamo preparati a lungo per questo passo, e adesso, sbrigando le sempre ansiogene formalità aeroportuali, cominciamo a renderci conto che la giostra ha davvero cominciato a girare.
Quindi prendiamo posto sui nostri cavallucci, ci stringiamo alle aste di sostegno che adesso si chiamano “cinture di sicurezza” e lasciamo che il profumo di zucchero filato ci porti nel cuore della vecchia Madre Russia, viaggiando ad una velocità appena inferiore a quella del suono ed a diecimila metri d’altezza.
Artigiani, commercianti e piccola industria verso la loro personale Campagna di Russia, godendo della magia del momento e della immediata empatia che ci lega a Francesca e Stefano, compagni di viaggio e di avventura in rappresentanza del nostro intramontabile Operoso Nordest, con i quali è nata da subito una sorta di collaborazione spontanea e priva di barriere.
Arriviamo. La bellezza di Mosca ci colpisce con la violenza di un TIR contromano, lasciandoci esterrefatti davanti a cose che già conoscevamo come la Piazza Rossa, San Basilio ed i bellissimi palazzi zaristi sopravvissuti in qualche modo alla Rivoluzione d’Ottobre, ma che solo adesso riusciamo veramente a collocare in una scala di dimensioni e splendore finora solo ipotizzabile. E scopriamo anche le stazioni della metropolitana, una più bella dell’altra… spaziose, calde, luminose, pulite.
Entriamo nel vivo della missione; il tempo è poco, anzi, è maledettamente poco, come avrebbe affermato Bogey in Casablanca… che con il territorio neutrale non fa torto a nessuno, e ci dedichiamo a visitare negozi, grandi magazzini, esercizi commerciali di lusso e non… l’attenzione dedicata ai bambini è enorme: le cose vengono prodotte esattamente sulla loro scala per renderle fruibili in sicurezza e senza sforzo. Da noi questo non succede; e non solo adesso che “c’è la crisi”.
Raggiungiamo posti più lontani viaggiando su una corriera malridotta ed arrugginita, ma con il wi-fi gratuito a bordo… altra cosa che da noi è stata promessa da una vita, ma a tutt’oggi se non hai il 3G, internet te la sogni!
Visitiamo il Crocus Expo ed i gusti dei nostri ospiti si svelano davanti ai nostri occhi, ormai assuefatti (se mai lo si può essere) alle meraviglie di questa metropoli al confine tra Occidente ed Oriente.
Ecco: queste sono le persone che ci prepariamo a studiare, comprendere ed affascinare; la classe medio-alta che popola la Russia di oggi.
Persone indubbiamente raffinate che stanno avvicinandosi ai nostri gusti a discapito delle tuttora presenti vestigia della famiglia Romanov… linee più essenziali, materiali naturali, eleganza al posto dello sfarzo e ricerca dell’unicità, della cosa esclusiva ed irripetibile.
Curiosamente mi tornano in mente le Uova di Fabergé, realizzate appositamente per gli Zar, una per ogni anno… Ogni anno uniche, irripetibili, meravigliose.
È inutile insistere: l’amore per il bello, per il lusso e per l’unicità non è un’invenzione recente… noi abbiamo soltanto soffiato via un po’ di polvere riportando le gemme a brillare come in un racconto di Huysmans e gli abbiamo dato un nome ed un posto, anzi, due!
Sì, perché per entrare in un simile mercato non bastano volontà e competenza: dobbiamo offrire qualcosa di Unico, e noi la abbiamo!
Siamo Partners di Unico Ovunque, la struttura che promuove l’Eccellenza Italiana nel mondo attraverso il suo Salotto di Firenze, situato al Piano Nobile di Palazzo Levi, nel cuore di Piazza della Repubblica, e che da oggi annovera anche la meravigliosa struttura di Sochi; ed in entrambi i luoghi le nostre opere sono presenti ed ammirabili su richiesta e su invito.
Perché l’esclusività è esclusiva per definizione.
E anche se i tempi sono cambiati, penso osservando il caricabatteria dell’iPhone, ci sono cose che il tempo non potrà mai mutare.
Il gusto, l’arte, i valori… quelli veri.
Quelli che, come ormai sapete bene, sanno di buono.
Dasvidania!